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Home 9 Neurochirurgia Cranica 9 Aneurismi Angiomi Cavernomi

Neurochirurgia Cranica

Aneurismi Cerebrali e Patologie Vascolari

Aneurismi, fistole artero-venose durali, malformazioni artero-venose: trattamenti di ultima generazione per le patologie craniche vascolari.

Chiedi un consulto ai neurochirurghi di Neurochirurgia 24, un team di specialisti in neurochirurgia cranica a Roma: appuntamenti e interventi chirurgici presso la Clinica Villa Margherita.

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Sintomi frequenti, diagnosi e trattamenti

Che cos’è un aneurisma?

Gli aneurismi cerebrali sono delle dilatazioni della parete di un vaso sanguigno che si formano a causa di una serie di fattori. L’incidenza di tale patologia è difficile da stimare, perché varia notevolmente da paese a paese (è massima in Finlandia e Giappone). Le donne ne sono più colpite degli uomini.

Dove si formano gli aneurismi?

Si formano sui vasi sanguigni del circolo intracranico, con maggiore frequenza a livello delle biforcazioni arteriose. Possono essere sacculari o fusiformi: quello sacculare solitamente si forma a livello delle biforcazioni ed è una dilatazione che riguarda tutti gli strati di parete del vaso; l’aneurisma fusiforme è un aneurisma dissecante, cioè conseguente ad una lesione dello strato endoteliale (interno) del vaso, con successivo fuoriuscita di sangue tra gli strati esterni della parete.

Tutti gli aneurismi si rompono? Qual è il decorso di un aneurisma?

Gli aneurismi possono rimanere invariati nel tempo, risolversi spontaneamente (nei rari casi in cui vanno incontro a trombosi), aumentare di dimensioni o rompersi.

La rottura di un aneurisma (emorragia subaracnoidea) è un evento molto grave che richiede un intervento urgente. Gli aneurismi rotti e non rotti rappresentano due entità patologiche completamente diverse, con differenti necessità di trattamento e diversi problemi nella loro gestione.

Quali sono i sintomi di un aneurisma cerebrale?

Nella maggior parte dei casi, gli aneurismi cerebrali non danno segno di sé fino alla loro rottura; ecco perché la rottura dell’aneurisma rappresenta, spesso, un evento inatteso con conseguenze importanti. D’altra parte, un mal di testa (cefalea) molto intenso, descritto usualmente come il più forte mai avvertito, può precedere la rottura di un aneurisma di alcune ore, finanche di alcuni giorni.

Siccome gli aneurismi sono delle piccole masse, che possono poi accrescersi nel tempo, non è infrequente che questi possano manifestare la propria presenza mediante la compressione di altre strutture endocraniche, come i nervi cranici. Il malfunzionamento di un nervo cranico, e un conseguente deficit neurologico, possono pertanto rappresentare sintomi correlati della presenza di un aneurisma cerebrale.

Quali sono le cause e fattori di rischio dell’aneurisma cerebrale?

Spesso non esiste una causa specifica, ma ci sono diversi fattori che contribuiscono alla loro formazione:

  • fumo di sigaretta: rappresenta un fattore di rischio, soprattutto per aneurismi di piccole dimensioni. Nei fumatori c’è un aumento dell’alfa1-antitripsina a livello della parete dei vasi intracranici, che può contribuire alla formazione e rottura degli aneurismi;
  • predisposizione genetica: in pazienti con familiarità per aneurismi cerebrali, il rischio di rottura dell’aneurisma aumenta dalle 3 alle 7 volte rispetto ai pazienti che non hanno familiarità. Diversi geni sono potenzialmente responsabili della formazione di aneurismi e alcune malattie ereditarie spesso si presentano anche con aneurismi cerebrali;
  • cause emodinamiche: diversi studi hanno dimostrato che la formazione di aneurismi cerebrali è legata a fenomeni emodinamici, che possono causare processi degenerativi a carico della parete delle arterie. Infatti, gli aneurismi sacciformi, che rappresentano la maggiore percentuale di aneurismi cerebrali, si formano a livello delle biforcazioni arteriose che sono i punti maggiormente soggetti a stress emodinamico.

Aneurisma cerebrale: diagnosi e possibili conseguenze

L’emorragia derivata dalla rottura di un aneurisma cerebrale nel distretto subaracnoideo delle meningi cerebrali,  rappresenta un evento grave, correlato alla mortalità nel 50% dei casi. Inoltre, una rilevante quota dei pazienti che raggiunge il presidio ospedaliero avrà una prognosi ugualmente infausta, dovuta alle conseguenze e alle complicanze relative all’evento.

La diagnosi avviene mediante esami neuroradiologici, come angio-TC, Risonanza Magnetica o angiografia. Una volta valutato il caso dallo specialista in neurochirurgia vascolare, la scelta può orientarsi verso un’osservazione clinico-radiologica, un trattamento chirurgico o una soluzione endovascolare per via angiografica.

Cosa sono le fistole artero-venose durali?

Le FAVD sono una rara condizione patologica, caratterizzata dalla presenza di un passaggio patologico (una malformazione) tra un’arteria del circolo intracranico e una vena. Solitamente le afferenze sono arterie meningee, ovvero rami che vascolarizzano il “foglietto” che ricopre il cervello. Il drenaggio venoso è verso i seni durali o verso le vene corticali.

Le fistole artero-venose trasportano sangue arterioso ad alta pressione all’interno delle vene che drenano il sangue del parenchima cerebrale; questo determina un incremento della pressione a carico del sistema venoso. L’obiettivo del trattamento è quello di ottenerne l’occlusione prima che l’aumento pressorio possa produrre danni considerevoli quali, ad esempio, una emorragia cerebrale.

Come vengono classificate?

Esistono diverse classificazioni che prendono in considerazione la localizzazione del drenaggio venoso e la direzione del flusso, anterogrado o retrogrado in queste vene, e il relativo rischio emorragico.

Quali sono i sintomi?

I sintomi sono molto variabili e dipendono dalla localizzazione e dell’anatomia della lesione. Il tinnito (suono percepito dal paziente in assenza di una sorgente sonora nell’ambiente esterno) è il sintomo più frequente, perché il seno trasverso è la prima sede di FAVD. Il sintomo è dovuto alla presenza di un moto turbolento attraverso lo shunt artero-venoso; è sincrono al battito cardiaco per questo si parla di “tinnito pulsatile”.

Nei casi più gravi c’è lo sviluppo di ipertensione venosa cerebrale, responsabile di deficit neurologici di natura emorragica e non, demenza progressiva, parkinsonismo reversibile e idrocefalo, per un deficit di riassorbimento del liquor.

Come avviene la diagnosi di una FAVd?

La diagnosi si basa principalmente sui risultati dell’angiografia, che serve a mettere in evidenza il punto di fistola.

Cosa sono e come si manifestano le MAV cerebrali?

Le malformazioni artero-venose cerebrali (M.A.V.) sono malformazioni delle strutture vascolari del cervello, che si presentano sotto forma di “groviglio vascolare” (detto nidus) e si sviluppano senza alcuna rete capillare interposta. In condizioni normali il sangue scorre dalle grandi arterie fino ai piccoli capillari per poi passare, secondo lo stesso ordine, nel comparto venoso e raggiungere il cuore.

Le MAV sono delle malformazioni che difficilmente restano invariate, ma tendono a crescere sia per la progressiva dilatazione delle vene, sia per la formazione di nuove afferenze arteriose, e possono andare incontro a rottura.

Dove si forma la MAV cerebrale?

La MAV cerebrale può svilupparsi in qualsiasi punto del cervello o del midollo spinale. Nella gran parte dei casi sono localizzate a livello della superficie degli emisferi cerebrali o del cervelletto. Le malformazioni artero-venose vengono classificate in base a grandezza, localizzazione e schema di drenaggio venoso che vanno a disegnare (classificazione di Spetzler-Martin). A seconda di questi parametri, viene assegnato un grado da 0 a 5 ad ogni MAV: ad esso corrisponde un rischio di deficit neurologici crescente. Maggiore è il grado, maggiori sono le difficoltà di trattamento e il rischio operatorio.

MAV cerebrale: sintomi più frequenti

I sintomi delle malformazioni artero-venose sono aspecifici e, quando presenti, dipendono dalle dimensioni e dalla localizzazione della malformazione. I sintomi principali sono:

  • cefalea o emicrania;
  • deficit di forza;
  • disturbi nella comunicazione e nel linguaggio;
  • epilessia;
  • emorragia cerebrale (spesso causa scatenante della rottura di una MAV).
Neurochirurgia 24: chirurgia mini invasiva
aneurismi angiomi cavernomi

Aneurisma: intervento e riabilitazione

Come vengono trattati gli aneurismi cerebrali? Quali sono le tecniche oggi più all’avanguardia? Quando è necessario rivolgersi al neurochirurgo e cosa accade dopo l’intervento? Ecco alcune tra le domande più frequenti a cui cerchiamo di dare risposta.

Come si trattano gli aneurismi?

Le possibili opzioni sono:

  • la chirurgia: consiste nella chiusura dell’aneurisma attraverso un accesso transcranico; consiste nel posizionare una o più clips in titanio che hanno il compito di ricostruire l’anatomia e il calibro vascolare, escludendo la sacca aneurismatica dal circolo ed eliminando il rischio di emorragia incidentale causata dalla sua rottura.
  • il trattamento endovascolare: è una tecnica mininvasiva in cui si utilizzano dei piccoli “tubicini” i cosiddetti microcateteri, che richiede solo un piccolo accesso vascolare sull’arteria femorale. Si basa sull’utilizzo di strumenti come spirali metalliche o stent che bloccano o riducono notevolmente il flusso all’interno dell’aneurisma determinandone la chiusura. Non necessita di apertura della scatola cranica.

Cosa accade dopo l’intervento chirurgico?

Crediamo fermamente che il nostro operato consista nel curare il paziente, non la patologia. Pertanto, dopo il trattamento in elezione o in urgenza, tutti i nostri pazienti vengono seguiti meticolosamente nel loro percorso di degenza, riabilitazione, e controlli post-trattamento nel tempo.

Cosa devo fare se so di avere un aneurisma?

È di primaria importanza, qualora si venga a conoscenza di avere un aneurisma cerebrale, rivolgersi ad un neurochirurgo vascolare o endovascolare con esperienza pluriennale in questo campo, per valutare se ci sia necessità di un trattamento e decidere insieme l’opzione di trattamento migliore.

Perché affidarsi a Neurochirurgia 24 per il trattamento degli aneurismi?

Il gruppo Neurochirurgia 24 garantisce una pronta reperibilità per emergenze e ricoveri h24, 365 giorni all’anno a Roma, per la valutazione, l’inquadramento e il trattamento delle patologie elettive e urgenti di competenza neurochirurgica, tra le quali gli aneurismi intra cranici e le eventuali emorragie determinate dalla loro rottura. La presenza di specialisti neurochirurghi di grande esperienza permette di ottenere la diagnosi e effettuare qualunque tipo di trattamento, sia chirurgico che endovascolare, in pochissimo tempo.

L’esperienza chirurgica e scientifica dei membri di questo gruppo si attesta tra le più prestigiose in Europa, a prova dell’altissima professionalità e degli ottimi risultati derivati dalle nostre prestazioni.

FAVd e ipotesi terapeutiche

Per poter trattare le fistole artero-venose durali in modo efficace, è necessario innanzitutto comprendere il tipo di FAVd da cui si è affetti. Una corretta diagnosi diventa quindi essenziale per il successo terapeutico.

Come si trattano le FAVD?

In caso di fistole di basso grado, il trattamento è indicato solo qualora il tintinnio sia intollerabile. Per quelle, invece, di alto grado – che nel 90% sono associate a sintomi gravi – è necessario.

Attualmente le opzioni terapeutiche sono tre:

  • trattamento neurochirurgo endovascolare;
  • radiochirurgia;
  • trattamento neurochirurgo tradizionale.

La chirurgia svolge ormai un ruolo secondario; la quasi totalità delle FAVD vengono trattate per via endovascolare e, in alcuni casi, con radioterapia.

MAV cerebrali: i trattamenti

Il trattamento delle MAV ha un duplice scopo, a seconda della fase in cui il neurochirurgo è chiamato ad intervenire: prevenire il sanguinamento conseguente alla rottura del nidus; oppure, qualora l’emorragia fosse stata il primo sintomo della patologia, rimuoverla.

Tecniche per trattare le malformazioni artero-venose cerebrali

Esistono diverse opzioni di trattamento delle MAV:

  • neurochirurgico a cielo aperto;
  • neurochirurgico endovascolare;
  • radiochirurgico.

Trattamento endovascolare delle MAV: in cosa consiste?

Il trattamento endovascolare è una tecnica mininvasiva, che richiede solo un piccolo accesso sull’arteria femorale. Attraverso un microcatetere si inietta all’interno della malformazione un polimero che ha la funzione di riempire e chiudere il nidus della malformazione artero venosa. Può essere utilizzata sia con lo scopo di chiudere l’intera lesione sia come trattamento prechirurgico, al fine di ridurre l’apporto di sangue alla lesione, riducendo il sanguinamento intraoperatorio.

È necessaria un’accurata valutazione interdisciplinare ed un planning preoperatorio, per scegliere il miglior trattamento possibile. È di primaria importanza rivolgersi ad un neurochirurgo vascolare o endovascolare con esperienza pluriennale in questo campo, per valutare se vi sia necessità di un trattamento e decidere insieme l’opzione di trattamento migliore.